Federico Sbardellati, futuro pilota GT, segue un metodo speciale:voltre ai simulatori di guida, si allena anche con quelli di volo. Come faceva il campione austriaco in passato. Ecco perché
A tu per tu con Federico Sbardellati, giovanissima promessa italiana che ha ottenuto ottimi risultati nel karting e che a breve debutterà nel mondo delle GT. Gestito da Minardi Management per il suo prospetto di crescita, Federico affida una bella fetta del suo futuro al simracing e alla sua capacità di formare il talento anche per la pista vera.
– Cosa pensi ti dia il sim in termini di skill e allenamento?
«Di sicuro è un’ottima palestra, permette di conoscere piste in cui non ho mai girato, di studiare traiettorie e punti di staccata e di familiarizzare con la vettura che andrò a guidare, che sia la “mia” Wolf GT o altre auto in futuro. Ad esempio di recente sono stato a Varano che non avevo mai visto prima: ho fatto il record della pista con la Wolf GT perché grazie al sim mi sembrava di conoscerlo da sempre; ho potuto subito applicare tutta la conoscenza acquisita e questo è la dimostrazione di come la simulazione valga oro. Inoltre, posso certamente ritrovare notevoli somiglianze tra la potenza frenante e il grip che sento al simulatore e i corrispettivi della macchina vera. È pur vero che le forze G laterali non vengono riprodotte sul sim ma per tutti gli altri aspetti la corrispondenza è notevole».
– Il tuo rapporto con la simulazione è molto stretto al punto che a volte ti alleni anche coi simulatori di volo, proprio come faceva Niki Lauda negli anni ‘80 con i suoi elicotteri. Perché?
«Nel simulatore di volo alleno il coordinamento occhio-mano-piede, imparo a controllare costantemente più comandi seguiti da parametri rigidi e checklist, un metodo poi che ho traslato nel motorsport al fine di ripetere continuamente un insieme di passi fissi: come per esempio tutti gli step dall’uscita dal box all’allineamento in griglia fino ad arrivare alla partenza. Tutto questo, ovviamente, per ridurre gli errori al minimo. Questa formazione sviluppa proprio quelle skills di cui parlava Lauda, e credo che pochi nel motorsport l’abbiano mai integrata davvero, a parte forse Lauda stesso. In generale mi auguro davvero che questa grande importanza, unitamente al fatto che i costi riescono ad essere contenuti, possa permettere al simracing di essere un canale sempre più importante per valorizzare i talenti che non possono emergere anche a causa di budget ridotti».
