L’EVOLUZIONE DIGITALE DEL MOTORSPORT: IL RUOLO CHIAVE DEI SOCIAL MEDIA
Mai come oggi i social media costituiscono oggetto di interesse: piaccia o meno, è lì che si gioca gran parte della comunicazione, e per un aspirante pilota professionista questo può diventare una trappola. Capiamo meglio come funziona la comunicazione via social e come gestirla con equilibrio e dignità. (fm)
Con l’invenzione della TV commerciale, quasi ottant’anni fa, si disse che chiunque avrebbe avuto, un giorno, i suoi 15 minuti di celebrità. Il recente progresso dei media e l’avvento dei social hanno allungato di parecchio quel breve momento in effetti, dando pressoché a chiunque ormai la possibilità di mostrarsi al pubblico, di farlo ogni giorno e di farlo con strumenti ed effetti di tipo professionale. Nello sport di più alto livello e in particolare in F1 i piloti sono, di fatto, delle “celebrità” proprio grazie ai social tanto che è diventato complicato differenziare il ‘pubblico’ di uno sport dai suoi ‘followers’ e che, anche se può sembrare assurdo, un buon pilota può valere meno di un buon pilota che non è anche un ‘influencer’ con un vasto seguito social, se parliamo di formule minori. Ne abbiamo parlato con Giovanni Minardi che, in qualità di Manager, i social è tenuto a usarli come strumento di promozione, aiutando i suoi piloti a gestirli al meglio.
Che ruolo hanno i social nel motorsport oggi?
«Oggi i social media ricoprono un ruolo centrale nel motorsport. Non si tratta più solo di strumenti accessori, ma di vere e proprie piattaforme strategiche per la comunicazione, la promozione e la gestione del rapporto con il pubblico. I social permettono a team, piloti, organizzatori e sponsor di raccontare il proprio mondo in tempo reale, creare un legame diretto con i fan, aumentare la visibilità e rafforzare il proprio brand. Offrono anche opportunità concrete di monetizzazione, attraverso sponsorizzazioni, merchandising e contenuti esclusivi. In un settore dove l’immagine e la connessione con il pubblico contano tanto quanto i risultati sportivi, i social sono diventati uno strumento imprescindibile.»
Quale ritieni sia il più conforme (rimaniamo sui classici FB, IG e Tik Tok) alla comunicazione del nostro settore?
«Ognuna di queste piattaforme ha caratteristiche uniche, ma nel contesto del motorsport ritengo che Instagram sia il più conforme, soprattutto per una comunicazione visiva, emozionale e professionale. Il motorsport vive di immagini forti: velocità, adrenalina, design, tecnica. Instagram consente di valorizzare al meglio questi elementi, sia con foto di alta qualità che con contenuti dinamici come i reel. TikTok, d’altro canto, è sempre più rilevante, soprattutto per raggiungere un pubblico giovane e generare visibilità virale. È una piattaforma meno formale, che si presta a contenuti creativi e autentici, come il dietro le quinte, momenti spontanei, aneddoti e storie personali. Chi riesce a trovare il giusto linguaggio per TikTok può ottenere una crescita molto rapida in termini di audience. Facebook, invece, mantiene una certa utilità per la gestione di community, eventi e comunicazioni più strutturate, ma ha perso in parte l’efficacia in termini di engagement organico rispetto agli altri due.»
‘Stories’ di Instagram sono il metodo attualmente più usato – ed efficace – per tenere informato ‘in tempo reale’ il proprio seguito sui social media
Qual è la tua esperienza in merito?
«Noi, come Minardi Management riconosciamo l’importanza cruciale dei social media nel motorsport contemporaneo e li integra attivamente nella gestione dei propri piloti. L’agenzia considera la presenza online non solo come un mezzo di comunicazione, ma come una componente strategica per la crescita professionale degli atleti. Attraverso piattaforme come Instagram e Facebook, noi promuoviamo i nostri piloti, condividendo aggiornamenti, risultati e momenti salienti delle competizioni. Questa attività non solo aumenta la visibilità dei piloti, ma contribuisce anche a costruire un’immagine solida e coerente, fondamentale per attrarre sponsor e creare un seguito di fan.
L’agenzia adotta un approccio strutturato alla comunicazione digitale, utilizzando i social media per raccontare le storie dei piloti, evidenziare i loro progressi e coinvolgere il pubblico in modo autentico. Questo impegno riflette la consapevolezza che, nel motorsport moderno, la narrazione personale e la connessione con i fan sono elementi chiave per il successo. In sintesi, l’esperienza di Minardi Management dimostra come un uso strategico e consapevole dei social media possa essere determinante nel percorso di crescita di un pilota, offrendo opportunità di visibilità e consolidando la propria presenza nel panorama motoristico internazionale.»
Perché è fondamentale per un giovane pilota essere presente sui social?
«Essere presente sui social è fondamentale per un giovane pilota perché permette di costruire la propria immagine, farsi conoscere e creare un legame diretto con i fan. In un settore competitivo come il motorsport, non basta il talento in pista: serve anche visibilità. I social sono uno strumento chiave per attrarre sponsor, raccontare il proprio percorso e distinguersi dagli altri. Mostrarsi autentici e attivi online aiuta a emergere e a dare valore alla propria carriera, fin dalle prime fasi.»
Pilota, Influencer o Content Creator? Quanto è saggio per un pilota, specie se molto giovane, impegnarsi oltremodo nella creazione di contenuti social?
«Per un pilota, soprattutto se molto giovane, impegnarsi sui social è utile, ma dev’essere fatto con equilibrio e buon senso. Dedicare tempo alla creazione di contenuti può aiutare a costruire visibilità e relazioni importanti, ma non deve mai diventare una distrazione dalla crescita sportiva e personale. La priorità deve restare sempre la preparazione in pista, la formazione tecnica e la concentrazione sugli obiettivi agonistici.
È saggio curare la propria immagine, ma ancora più saggio è farlo con l’aiuto di persone competenti, così da non sottrarre energie al lavoro principale. Un uso intelligente dei social può essere un grande alleato, purché non sostituisca ciò che conta davvero: le prestazioni.»
Profili gestiti da genitori: c’è un confine secondo te entro il quale il genitore dovrebbe limitarsi?
«Sì, il genitore dovrebbe supportare senza sostituirsi. Può aiutare nella gestione e protezione del profilo, ma è importante che la voce e l’identità restino quelle del pilota. L’autenticità è fondamentale, soprattutto per creare un legame vero con il pubblico.»
Affidarsi a un social media manager o gestire in proprio? Profilo personale o profilo “professionale”?
«La scelta tra gestione personale o supporto di un social media manager dipende da età, tempo e obiettivi. Un pilota giovane può gestire i social in autonomia per trasmettere autenticità, ma serve costanza e consapevolezza. Affidarsi a un professionista è utile quando la comunicazione diventa parte della carriera: garantisce qualità, continuità e visibilità, lasciando al pilota più tempo per concentrarsi sulla pista. Quanto al tipo di profilo, l’ideale è un approccio “ibrido”: professionale nella forma, personale nei contenuti. Le persone vogliono vedere l’atleta, ma anche la persona dietro il casco.»
Facebook, con il suo target più adulto, si conferma un buono strumento per la gestione di community, eventi e comunicazioni più strutturate
Tornando al tema del mese scorso: quanto pesa l’aspetto “social” nelle proposte che vengono avanzate ai potenziali sponsor?
«L’aspetto “social” oggi pesa molto nelle proposte rivolte ai potenziali sponsor. Oltre ai risultati sportivi, gli sponsor guardano con attenzione alla visibilità e all’immagine del pilota, e i social media sono lo strumento principale per misurarle. Un profilo curato, attivo e seguito trasmette valore, professionalità e potenziale ritorno di immagine per il brand. In molti casi, i numeri sui social (follower, engagement, qualità dei contenuti) possono fare la differenza tra una proposta accettata o scartata. I partner vogliono essere associati a figure che sappiano comunicare, coinvolgere e rappresentare bene il loro marchio, anche fuori dalla pista. In sintesi: oggi, il pacchetto “sportivo + social” è spesso ciò che convince uno sponsor a investire.»
Cosa raccontare: solo le vittorie o una storia più realistica che includa anche le difficoltà e i momenti più difficili?
«Raccontare solo le vittorie non basta. Oggi il pubblico – e anche gli sponsor – cercano storie autentiche e umane, non solo risultati. Mostrare anche le difficoltà, gli errori, la fatica e i momenti no rende la comunicazione più vera e coinvolgente. Le persone si affezionano quando vedono il percorso completo, non solo il traguardo. Una narrazione realistica, fatta con sincerità e maturità, trasmette carattere, resilienza e passione: qualità che fanno la differenza tanto in pista quanto fuori. In definitiva, è la storia completa, con alti e bassi, a creare un legame duraturo con chi guarda e ascolta.»
In conclusione: qual è a tuo parere un modo profittevole di usare i social per un giovane pilota e quali sono gli aspetti sui quali i ragazzi (o chi per loro) dovrebbero mostrare il maggiore equilibrio?
«Un uso profittevole dei social per un giovane pilota è raccontare con autenticità il proprio percorso, mostrando impegno, passione e personalità, non solo risultati. È importante coinvolgere chi guarda, far vivere il “dietro le quinte” e costruire una community. Serve però equilibrio: i social non devono diventare una priorità né un’ossessione. Bisogna evitare l’eccesso di esposizione, mantenere coerenza e ricordare che la vera crescita parte sempre dalla pista.»

